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Carlo Prosperi

(Firenze, 13 marzo 1921 – 15 giugno 1990)
Carlo Prosperi nasce a Firenze da Alfredo (San Giovanni Valdarno, Firenze, 20 settembre 1888 – Firenze, 7 marzo 1980) e Maria Piani (Firenze, 1° aprile 1893 – Firenze, 25 gennaio 1966), in via Valfonda, presso l’attuale Palazzina Reale. Risiede per tutta la giovinezza nel centro storico, fra via Pellicceria, il Duomo e Ponte Vecchio. La famiglia (a parte il nonno paterno, cantore) non è consueta a una assidua frequentazione musicale, ma lo iscrive ben presto al Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” di Firenze, dove nel 1935 incontra in modo bizzarro Luigi Dallapiccola: un rapporto, il loro, che si concluderà quarant’anni dopo. Compie gli studi musicali con Rodolfo Cicionesi (Armonia e contrappunto), Luigi Dallapiccola (Fuga) e Vito Frazzi (Composizione). Nel 1940 si diploma in Corno (allievo di Pasqualino Rossi) e dopo un lungo intervallo, dovuto alle vicende belliche della Seconda guerra mondiale che lo videro soldato in Montenegro dai 19 ai 24 anni, consegue il diploma magistrale di Composizione nel 1949. Il Montenegro lascia notevoli “segni musicali”, che si ritrovano dapprima nelle Cinque strofe dal greco (la melodia dell’ultima strofa di Alcmane, Dormono le cime dei monti, è un tema pastorale montenegrino che diventa quasi un motto musicale dell’intera personalità di Prosperi, e rappresenta «il mio personale “addio” alla tonalità»), successivamente in Noi soldà, compiuta memoria bellica in forma musicale. Nel 1949 sposa a Firenze, nella Chiesa dei Santi Apostoli, Maria Teresa Ulivi (Borgo San Lorenzo, 24 giugno 1914 – Firenze, 11 marzo 1997), sorella del letterato e scrittore Ferruccio Ulivi, e nel 1953 nasce la figlia Giuliana. Dal 1950 al 1958 svolge la sua attività nell’Ufficio Programmi della RAI, prima a Torino e poi prevalentemente a Roma, quale assistente per la programmazione musicale, per la musica sinfonica, da camera e operistica (a lui si deve la scelta del brano tratto dal Te Deum di MarcAntoine Charpentier, mitica sigla del collegamento in eurovisione della RAI-Radiotelevisione Italiana).

Nel 1958 è nominato docente di Armonia e contrappunto; nel 1969 vince la cattedra di Composizione sempre al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze (allora guidato da Antonio Veretti), e subito dopo viene nominato membro della Classe Musica della omonima Accademia Nazionale. Parallelamente alla sua attività di compositore, dall’inizio degli anni Sessanta assolve, fino alla morte, alla funzione di didatta, cui si dedica come a una vera e propria missione (i suoi Appunti d’armonia sono stati una strada maestra per centinaia di studenti). Prosperi dimostra vivo attaccamento civile alla qualità del livello dell’istruzione musicale e a possibili riforme della pubblica istruzione, e a tal proposito numerosi sono i suoi interventi pubblici fra gli anni Settanta e Ottanta. Il nome “Prosperi” diventa sinonimo di “Scuola di Composizione a Firenze”, uno dei luoghi paradigmatici in quegli anni per lo studio della musica in Italia. Membro effettivo e onorario di numerose Associazioni e Accademie, nel 1980 riceve – proprio grazie all’eccellenza del suo magistero didattico – la Medaglia di Benemerenza della Scuola, della Cultura e dell’Arte dal Ministro della Pubblica Istruzione. Gli anni Settanta lo vedono richiestissimo quale giurato in concorsi e premi. Porta in tutta Italia il suo credo didattico, riassumendo il proprio pensiero nella relazione Emendamenti al programma di Composizione, redatta in occasione del Convegno “Una nuova didattica per le discipline musicali”, organizzato dal Conservatorio di Santa Cecilia. Numerosa la sua produzione musicale, che comprende musica da camera, sinfonica e sinfonico-corale, e un balletto del 1978 ancor oggi ineseguito, Elogio della follia, da Erasmo da Rotterdam. Fra la musica cameristica ricordiamo In nocte secunda, da molti giudicato un capolavoro del Novecento, Chant per violino e pianoforte, scritto in memoria di Luigi Dallapiccola, Canti dell’ansia e della gioia, frutto del suo intenso rapporto con il poeta Carlo Betocchi, e forse il più compiuto fra i suoi lavori. Fra le composizioni sinfoniche e corali Cinque strofe dal greco da Salvatore Quasimodo e Marezzo da Eugenio Montale, il bellissimo Concerto d’infanzia per voce femminile e orchestra dedicato alla figlia, Incanti per soli diversi e orchestra, Tre canti di Betocchi per coro e tre flauti, il Concerto dell’arcobaleno per pianoforte marimba e archi, e infine Noi soldà per soprano, voce recitante, coro maschile e orchestra, frutto della sua drammatica esperienza di guerra, una vera memoria con cui chiude i conti con le ferite di quegli anni.

Carlo Prosperi muore la mattina del 15 giugno 1990, dopo una visita al “suo” Conservatorio, che aveva lasciato solo da pochi mesi per raggiunti limiti di età, esattamente il 1° ottobre 1989. La fine dei suoi giorni terreni avviene nel cortile della sua casa di viale Redi, dove abitava dal 1962. Un compositore dunque fiorentino fino al passo estremo. Compositore fra i più eminenti del dopoguerra, Prosperi si inserisce fin dai primi lavori nella corrente dell’avanguardia musicale in Italia. La sua è una ricerca del tutto personale che, sull’onda dallapiccoliana, lo porta a utilizzare la dodecafonia: come tecnica però, e non come sistema. Non secondo i canoni dell’ortodossia uniseriale voluti dalla Scuola di Vienna e ripresi da Dallapiccola, ma con una più articolata pluriserialità che gli permette un controllo rigoroso della costellazione sonora (il nitore è un traguardo da raggiungere battuta dopo battuta), ma anche una libertà espressiva che sprigiona una autonoma visione del proprio universo musicale. La serie non rappresenta per Prosperi la vera unità musicale da conquistare, ma è di volta in volta mutata in funzione delle proprie ragioni espressive. L’unità che Prosperi cerca e trova è invece da osservare in un contesto più ampio di quello strettamente tecnico. Prosperi tende all’unità come forma dello spirito, attraverso un unico “stato d’animo” nella scelta dei testi poetici come nell’ambito di ciascuna poesia, ma anche attraverso il pensiero unitario di un discorso musicale, nel quale il respiro della frase riunisce come unitario l’intero pensiero creativo. Unità come valore dello spirito, ben più che come fatto tecnico; unità della musica col proprio respiro interiore; unità della musica e della poesia, in un sincretismo che si fa generatore d’arte; unità come base di un pensiero complessivo talmente organico da non poter essere considerato meno importante di quella uniserialità perseguita dall’ortodossia dodecafonica. Questa è il vero leitmotiv estetico e tecnico dell’intero magistero compositivo di Prosperi. L’unità seriale, che l’ortodossia dodecafonica predica come irrinunciabile, è rifiutata da Prosperi a favore della pluriserialità, ma se il mezzo tecnico è rifiutato, il mezzo spirituale di una unità di stati d’animo è fortemente cercato. Ecco la serialità, dodecafonicamente poco ortodossa, che si fa umanesimo: allo stesso fine, per altra via, tendeva Dallapiccola. Per Prosperi i dodici suoni appaiono soltanto come la necessità di allargare lo spazio diatonico della tradizione sui dodici suoni offerti dal temperamento: il compositore tonale componeva con sette suoni, ora se ne usano dodici. Mai principi rimangono immutati. Il compositore dispone così di una completa libertà costruttiva, senza inibirsi il recupero eventuale anche del materiale sonoro proprio dal passato, ma inserendolo adeguatamente in un personale mondo espressivo, secondo un suo particolare linguaggio. La sua produzione si caratterizza dunque per una convinta adozione dei princìpi dell’atonalità, non ancorata in alcun modo ai criteri di strutturazione dodecafonica uniseriale. La vocazione di Prosperi non è quella di essere attuale: la sua inattualità diventa anzi la cifra linguistica di un percorso che lo porta a un isolamento che non sfugge, e che forse ricerca. Ecco perché oggi, dopo un lungo silenzio, è giusto parlare di “Prosperi ritrovato”.

Nel 2004, Giuliana Prosperi e suo marito Massimo Masi, a quattordici anni dalla morte del compositore, dopo una catalogazione di massima del materiale musicale, letterario e archivistico accumulatosi nel corso del suo percorso di compositore e didatta, hanno costituito il Fondo Prosperi presso il Gabinetto G.P. Vieusseux, che lo ha collocato presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti”. Del Fondo Prosperi è stato subito nominato Mario Ruffini quale responsabile scientifico, carica ricoperta fino al 2018.

 

 

Catalogo delle composizioni

 

Prosperi nel ricordo di Roman Vlad

 

Dallapiccola a Prosperi (1971)

Prosperi a Ruffini (1986)

La Scuola di Dallapiccola non era solo insegnamento della musica, ma anche e soprattutto il dettato morale di un modo di essere, uno stato d’animo nel rapportarsi alla musica e alla vita, come dimostra anche l’influenza sull’allievo, che si riverbera “di padre in figlio”. A distanza di quindici anni impressiona la similitudine di una dedica, quella di Dallapiccola a Prosperi, del 1971, sul frontespizio di Incontri, appunti, meditazioni, ancora fresco di stampa («Al mio antichissimo scolaro, al mio vecchio amico, al mio giovane collega Carlo Prosperi, con affetto, Luigi Dallapiccola, maggio 1971»); quella di Prosperi a Ruffini, del 1986, sul frontespizio della sua ultima composizione di grandi dimensioni, Divagamento per orchestra, subito dopo il conseguimento del Diploma di Composizione da parte dell’allievo («A Mario Ruffini mio allievo di ieri mio collega d’oggi mio caro amico di sempre con affetto Carlo Prosperi Firenze 2 agosto 1986»).

 

 

Silvio Loffredo, Ritratto di Carlo Prosperi, 1973

Lorenzo Giandotti, Ritratto di Carlo Prosperi, 2006

 

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